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L'Iguana è un progetto editoriale femminile, collettivo, multimediale. La posta in gioco è mettere insieme, in circolo e a disposizione di tutte le donne, e del numero più consistente possibile di uomini, un patrimonio letterario di invenzione femminile.
La storia della scrittura delle donne racconta una straordinaria intimità, un desiderio irriducibile ma anche una contrattazione snervante, perché la lingua fraintende, ingarbuglia, balbetta, nasconde incrinature e buchi. Per vocazione, per fare di necessità virtù e per via di una certa strutturazione dei ruoli sessuali che ha funzionato a lungo, le donne che scrivono sanno stare comodamente a ridosso di quelle fenditure: anche il femminile, infatti, è un buco nel linguaggio. Di conseguenza donne e uomini praticano la scrittura in maniera differente.
Per questo L’Iguana editrice pretende tanti punti di vista, formule nuove di zecca, codici inediti, legge racconti coinvolgenti e ricerche rigorose gomito a gomito con le autrici per assecondare una cadenza, suggerire un sostantivo più denso o un predicato più incisivo.
Perché L’Iguana? All’inizio degli anni Sessanta, mentre Doris Day interpreta Quel certo non so che, Betty Friedan scrive La mistica della femminilità e una generazione di donne sveglie si prepara a fare i conti con l’ordine simbolico, la scrittrice Anna Maria Ortese escogita una figura mezzo donna e mezzo bestia, bruttina e tutta accartocciata per nominare la trascendenza femminile: una piccola iguana, che durante un simposio tra uomini colti si annoia sotto il tavolo mentre mangia avanzi di cena, affamata di cibo buono ma soprattutto di parole avvincenti. L’Iguana, allora, è desiderio di parola.
La lunga coda da rettile è un cerchio aperto e vuol dire mettere in circolo quelle parole come chiavi di lettura feconde, condividerle e articolarle sempre meglio con tutto il godimento che attraversa la scrittura.
Lettrici scatenate e scrittrici ingegnose noi donne lo siamo da un bel pezzo. Ora siamo anche direttrici e redattrici editoriali, addette stampa, esperte in diritti d’autore, libraie. Siamo signore dell’editoria. Staniamo autrici e autori, indoviniamo le parole, combiniamo la forma giusta per un libro e la sappiamo lunga su come metterlo in circolazione. Lo assicurano inchieste e sondaggi.
Secondo alcuni questo sta accadendo perché l’attività editoriale e la gestione di una libreria implicano competenza nelle relazioni e nella pianificazione del lavoro. E le donne, come piace strillare alle riviste patinate, sono multitasking. Proprio come un foulard. Altri tagliano corto, facendo riferimento a una diligente preparazione scolastica e a una curiosità sfavillante. Le donne, in pratica, non sarebbero altro che raggianti stacanoviste.
Noi sosteniamo che la questione ha a che fare con l’intimità tra le donne e la scrittura, una storia lunga e bellissima: un percorso sostanziale e decisivo che riguarda le misure umane e una dismisura femminile. Per misura umana intendiamo l’ordine simbolico che decreta il rapporto tra cose e parole, corpi e segni, desideri e legge, e che assimiliamo quando impariamo a parlare: invisibile ma attivissimo, prescrive una corrispondenza precisa tra esperienza individuale e verità presumibilmente universale. La dismisura femminile è, piuttosto, cosa esorbitante: fuori misura appunto, e fuori da quell’ordine. Ha a che fare con il senso libero dell’essere donna e si rintraccia altrove. Là, dove nasce un ordine differente: una corrispondenza inattesa tra l’esperienza individuale e una verità che non ha alcuna pretesa di universalità.
La posta in gioco è davvero elettrizzante: individuare la parola appropriata e inventarne di nuove, duplicarle, moltiplicarle ancora, ancora, ancora. Insomma, cavalcare l’onda perfetta e, beh, partecipare di quella storia avvincente. 

Chiara Cecilia Turozzi

Inserito il:01/04/2016 11:04:14
Ultimo Aggiornamento:07/12/2016 10:43:32
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