In questo sito utilizziamo dei cookies per rendere la navigazione più piacevole per i nostri clienti.
Cliccando sul link "Informazioni" qui di fianco, puoi trovare le informazioni per disattivare l' installazione dei cookies,ma in tal caso il sito potrebbe non funzionare correttamente.Informazioni
Continuando a navigare in questo sito acconsenti alla nostra Policy. [OK]
header sito

Giorgio Pullini, che è stato docente di Letteratura italiana e presidente del Premio Comisso, e ora è membro della giuria per il Premio Campiello, ha letto Siamo tutte ragazze madri, il romanzo sulla mistica della maternità di Saveria Chemotti, e ci ha detto la sua. «Il mio non vuole essere un giudizio letterario» ha precisato «ma il bilancio personale della partecipazione di un lettore che si ritiene libero da schemi preconcetti e disponibile a una emozione naturale, vissuta».
Ecco, dunque, il suo bilancio.

«Siamo tutte ragazze madri è un romanzo scottante, per più motivi.
Il primo è quello che tocca una materia oggi molto discussa e con accenti spesso parziali. Il secondo è quello che, pur svolgendo una tematica di vasta risonanza sia morale sia di costume, tocca anche una corda in parte autobiografica, pur senza il colore dell’autobiografismo.
La materia attuale è quella della libertà della procreazione e dell’autonomia della donna. Io l’ho letto con una certa apprensione, perché temevo cadesse in certi luoghi comuni, anche se allarmanti: l’aborto, diritti e doveri, libertà e liceità; l’adozione, libertà e difficoltà. Per gran parte del libro, le varie tematiche sono avvicinate, sfiorate, assunte, ma anche lasciate aperte. Non rifiutate nella loro complessità, ma non sbandierate come messaggi facili o addirittura aprioristicamente risolti. Sottintesa resta sempre l’intuizione poetica che la maternità è donna, sempre e comunque, al di là e al di sopra della procreazione. E che la donna è, e resta madre, anche se non genera; perché tutta la sua natura, fisiologica e sensitiva, è materna. Mentre l’uomo può diventare padre, ma non sempre ci riesce, e non lo è costituzionalmente.
Quando il libro rischia il «messaggio» pericoloso e duplice (dell’aborto e dell’adozione) si innesta nelle note sentite e toccanti dell’autobiografia: con l’invenzione del personaggio della vecchia nonna, recuperata dall’Argentina, e portatrice della nota toccante, vera, vissuta, della maternità in tutta la sua dimensione umana.
E la protagonista, con il parto, la fa sua, la rivive totalmente, con tocchi commoventi, oltre ogni retorica dei luoghi comuni: ragazza madre, idealmente anche lei come la protagonista anziana, e, idealmente, come l’autrice.
Il mio non vuole essere un giudizio letterario, ma il bilancio personale della partecipazione di un lettore che si ritiene libero da schemi preconcetti e anche disponibile a una emozione naturale, vissuta.
Grazie di questo dono».

Inserito il:04/05/2018 20:16:35
Ultimo Aggiornamento:28/05/2018 09:41:44
Ho letto e accetto le condizioni sulla privacy *
(*obbligatorio)